Vi è mai capitato di subire brevi episodi di vertigine intensa scatenati da rapidi cambiamenti di posizione della testa? Potrebbe trattarsi di una vertigine posizionale!
Essa rappresenta uno dei pochi disturbi dell’equilibrio in cui i trattamenti riabilitativi proposti sono semplici, sicuri ed in genere altamente risolutivi.
La vertigine è una sensazione di rotazione della testa e/o del corpo, ed è frequentemente accompagnata da disturbi neurovegetativi come sudorazione, pallore, aumento della pressione arteriosa, aumento della frequenza respiratoria, nausea e vomito.
La sensazione è caratterizzata dal sentirsi disorientati nello spazio, da cui l’illusione di un falso movimento di se stessi o dell’ambiente circostante.
Semplificando, possiamo paragonare la vertigine alla sensazione che si prova su una “giostra” poiché la percezione primaria è la rotazione; il disequilibrio (o dizziness) è invece una sensazione di instabilità, di insicurezza, di insoddisfacente controllo della stazione eretta o del cammino.
Si differenzia dalla vertigine per mancanza di rotazione; il comune denominatore è invece la mancanza di stabilità nella stazione eretta, camminando o muovendo il capo.
Dall’esperienza personale e da numerosi dati presenti in letteratura emerge che la vertigine posizionale è la patologia vestibolare più diagnosticata in ambito otoneurologico con un’ incidenza di 96 x 100.000 abitanti per anno.
La diagnosi (e la conseguente terapia) consiste nell’attuazione di alcune “manovre” cioè di movimenti della testa e del corpo del paziente atti a stabilire il lato ed il canale semicircolare affetto.
A seconda dei movimenti del capo, detriti otoconiali “pesanti” formati da carbonati di calcio ( i cosiddetti “sassolini”) si staccano dallo loro sede originaria e fluttuano all’interno dei canali semicircolari dell’orecchio interno generando un’erronea sensazione di movimento con relativa comparsa di segni e sintomi tipici dell’attacco di vertigine posizionale.
Clinicamente i pazienti affetti da VP presentano intense crisi vertiginose di breve durata scatenate da peculiari movimenti come l’alzarsi dal letto al mattino o distendendosi la sera, o semplicemente cambiando fianco quando si è distesi a letto, oppure nell’atto di piegarsi in avanti raccogliendo qualcosa da terra o flettendo la testa all’indietro come nell’atto di radersi.
L’obiettivizzazione della vertigine posizionale è la comparsa nel cosiddetto nistagmo di posizionamento che è un movimento involontario degli occhi valutato nelle sue caratteristiche dall’esaminatore. Il trattamento riabilitativo di questa affezione è rappresentato dalle manovre liberatorie.
Tra le più utilizzate ricordiamo la manovra liberatoria di Semont, quella di Epley, la barbecue e quella di Vannucchi-Asprella. Alle manovre liberatorie devono seguire, per qualche giorno, delle accortezze comportamentali come evitare particolari movimenti del capo e del corpo al fine di stabilizzare la situazione e di non dover ripetere l’esperienza vertiginosa violenta.
In conclusione, il presupposto fondamentale per una corretta terapia fisica o di riposizionamento canalare è un’accurata diagnosi basata prevalentemente sull’anamnesi e sull’identificazione del lato patologico mediante manovre diagnostiche.
Alessia Sperandio
audiometrista-audioprotesista
